RURALITÀ

Startup nell’agrifood tech ed economia circolare

Pavia può diventare un polo dell’innovazione e della tecnologia applicata all’agricoltura. In questo periodo storico è necessario sviluppare alcuni concetti utili a leggere la sostenibilità in agricoltura come incrocio tra valore ed etica. Valore economico per l’imprenditore agricolo, etica per il lavoratore agricolo e per il consumatore. Un’agricoltura sostenibile è una reale opportunità per agricoltori e cittadini, e deve essere:

ECONOMICA:

La sostenibilità economica è la precondizione necessaria all’agricoltura per consentirgli di migliorare le proprie modalità di produzione.

AMBIENTALE:

Il sistema agricolo deve considerare il rispetto per l’ecosistema come cardine sul quale fondare la propria circolarità e riproduzione per poter garantire i futuri processi ecologici e la propria biodiversità. La sostenibilità ambientale appare dunque un obbiettivo certamente sfidante ma di importanza vitale per il sistema agricolo.

ETICA E SOCIALE:

la “cornice” che delimita e regolamenta il campo d’azione entro il quale potersi muovere è definita dalle regole e dalle leggi che disciplinano le modalità d’attuazione. La sostenibilità in senso etico e sociale si interseca quindi con due argomenti principali: il lavoro e la dignità del lavoro nel rispetto della legalità e il riconoscimento del territorio come bene pubblico.

BRAND:

Partendo dalla considerazione che il rispetto della sostenibilità rappresenta per l’imprenditore un costo che deve essere riconosciuto. Occorre così costruire un’immagine distintiva dell’agricoltura che rappresenti sostenibilità ed etica. Potrebbe essere un obiettivo strategico quello di definire un marchio distintivo che “racconti” valori come rispetto della legalità, difesa della tradizione di un territorio e della sua cultura.

IL POLO AGRIFOOD-TECH DI PAVIA: UNA GRANDE OPPORTUNITÀ.

Agricoltura, cibo e tecnologie devono essere avvicinati e connesse per divenire una filiera strategica e un centro di sviluppo
e innovazione unico al mondo, facendo acquisire all’Italia e a Pavia la leadership economica e tecnica. Il territorio italiano e pavese sono luoghi estremamente ricchi di opportunità, vanno “coltivati” non come un’eredità del passato, ma come occasione di crescita.

SPERIMENTAZIONE

La sperimentazione digitale ha costi relativamente contenuti.

INNOVAZIONE

la ricerca, la raccolta dei dati, la loro elaborazione e interpretazione risultano elementi cruciali per poter attrarre e indirizzare al meglio i finanziamenti pubblici e privati.

QUALITÀ

l’imperativo per riuscire a crescere, essere competitivi e, soprattutto, attrattivi è quello di essere più attenti e scrupolosi, lavorando non solo sul valore aggiunto, ma anche sulla qualità dei prodotti.

CONTAMINAZIONE

la contaminazione tra le idee e le competenze, anche provenienti da differenti settori appare essere conditio sine qua non per comprendere e carpire le problematiche e le conseguenti esigenze degli operatori agricoli, puntando allo sviluppo di soluzioni più adeguate ai problemi emersi.

ECONOMIA CIRCOLARE: IL RUOLO STRATEGICO DELL’AGRICOLTURA PER LA
SICUREZZA ALIMENTARE E LA TUTELA DELL’AMBIENTE A VANTAGGIO
DELLA COLLETTIVITÀ.

L’agricoltura, soprattutto in Europa, è un’attività strategica. Ha nelle proprie mani la nostra sopravvivenza, non solo perché produce beni alimentari indispensabili, ma anche perché gestisce il suolo, una delle risorse ambientali fondamentali del pianeta.

La sua importanza è tanto più rilevante in considerazione della crescente pressione demografica mondiale e la conseguente crescita vertiginosa nella domanda di prodotti alimentari che si trasforma in un fabbisogno di fertilità e quindi di fertilizzazione, soddisfatta dall’agricoltura moderna perlopiù mediante prodotti chimici ottenuti consumando risorse non rinnovabili e detenute da pochi Paesi politicamente instabili.

Implementando una serie di buone pratiche, a parità di rese di produzione, il settore agricolo può essere il fattore chiave dello sviluppo sostenibile mondiale in quanto, nel soddisfare il fabbisogno alimentare della popolazione e quindi garantire l’indipendenza alimentare, può al contempo migliorare e preservare sensibilmente la qualità dell’ambiente che ci circonda, per noi e per le generazioni future.

Tale ruolo strategico è stato riconosciuto a livello internazionale da pochi anni e pertanto la quantificazione dei benefici ambientali indotti dalle buone pratiche di cui sopra, e la loro conseguente valutazione, è ancora ad uno stadio embrionale.

Ad oggi l’agricoltura viene sovvenzionata a livello pubblico esclusivamente in quanto produttrice di beni alimentari. La crescente difficoltà nell’erogare tali sovvenzioni unitamente alla concorrenza crescente dei Paesi esteri ci obbliga a cambiare punto di vista.

Occorre, a tutti i livelli, politici e territoriali, innescare meccanismi virtuosi che:

 

  • promuovano le buone pratiche agricole rilevanti ai fini della collettività e ne valorizzino gli effetti ambientali positivi;
  • contribuiscano a trasferire risorse dal settore industriale, inquinante, al mondo agricolo, quale agente mitigatore di tale inquinamento.

 

Con particolare riferimento al tema della fertilizzazione, cruciale per le tecniche di coltivazione moderne, la comunità scientifica internazionale è ormai concorde nell’inserire tra le buone pratiche agricole l’applicazione dell’economia circolare alle necessità di fertilizzazione, ovvero l’utilizzo di fertilizzanti organici al posto di quelli di sintesi. I fertilizzanti organici utilizzati devono però:

 

  • derivare dalla zootecnia o dal ciclo di produzione e consumo degli alimenti al fine di recuperare i nutrienti ancora contenuti in materiali organici residuali;
  • essere stabilizzati (cioè biologicamente inattivi), per evitare che concorrano ad aumentare le emissioni in atmosfera derivanti dall’attività agricola.

 

In tali condizioni il loro uso al posto dei fertilizzanti minerali consente di:

 

    • Anon solo preservare, ma anche migliorare la fertilità del suolo e la sua capacità di ritenzione idrica, garantendone la produttività per le generazioni future;
    • Bincrementare la biodiversità del suolo che va a ripercuotersi sulla catena trofica sovrastante, ovvero produce un incremento anche nella macro-biodiversità;
    • Crecuperare correttamente matrici residuali, che altrimenti non verrebbero valorizzate e potrebbero viceversa costituire una problematica dal punto di vista ambientale;
    • Dridurre l’impiego di fitofarmaci, grazie all’incremento della biodiversità del terreno e a un’alimentazione più completa e bilanciata della pianta, cui la fertilizzazione organica apporta micronutrienti che la rendono più sana;
    • Eevitare l’impatto connesso alla produzione di fertilizzanti di sintesi, per la quale, tra l’altro, si utilizzano giacimenti di nutrienti non rinnovabili e spesso detenuti da Paesi politicamente instabili;
    • Fridurre l’impatto connesso all’uso in campo di fertilizzanti chimici e fitofarmaci;
    • Gridurre in maniera significativa le emissioni ad effetto serra globali, grazie all’accumulo di carbonio nel suolo (il così detto “carbon sink”).

Attuare politiche di incentivazione e promozione della fertilizzazione organica che inneschino meccanismi virtuosi per la collettività e trasferiscano risorse dal mondo industriale, inquinante, a quello agricolo, in qualità di agente mitigatore dell’impatto antropico globale, anche creando le condizioni per consentire a tale pratica di accedere a meccanismi di incentivazione già esistenti (es. crediti di carbonio), potrebbe essere un obiettivo comunitario di medio-lungo termine che garantirebbe un ruolo attivo agli agricoltori non solo nel salvaguardare la fertilità dei propri suoli (a beneficio diretto della produttività), ma anche nel sostenere le politiche ambientali che vedrebbero ancora una volta il suolo e la sua gestione come fattori chiave dello sviluppo sostenibile, riconoscendo in questo modo il ruolo strategico ed essenziale del mondo agricolo.

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