INNOVAZIONE

Industria 4.0
Per un vero rilancio economico si deve passare da Sfida culturale, competenze, conoscenze

Innovazione, lavoro e formazione: sono questi gli “ingredienti”, ovvero le condizioni di base del progresso economico di ogni nazione, di ogni comunità. Ingredienti che si legano gli uni agli altri in uno strano gioco di cause e effetti, dove il modificarsi dell’uno provoca inevitabilmente il modificarsi dell’altro, creando un movimento perpetuo, dai ritmi a volte più lenti a volte più veloci.

Questi momenti, quelli più veloci, li chiamiamo “rivoluzioni” che sono “industriali” in quanto caratterizzate dall’affermarsi di nuove tecnologie utilizzabili per la produzione di beni e servizi. La prima di queste, avvenuta attorno alla metà del 700’, interessò prevalentemente il settore metallurgico e tessile con l’introduzione della macchina a vapore; la seconda, avviata negli anni 70’ del XIX secolo, si sviluppò (in particolare) con l’introduzione dell’acciaio, l’utilizzo dell’elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio; la terza, a noi certamente più vicina, è iniziata negli anni 80’ con l’avvento della tecnologia “digitale”. Ce ne è poi una quarta, quella che ormai da tempo occupa titoli di giornale, anche non solo specialistici, quella della “Fabbrica 4.0” o “Industria 4.0”, legata alla crescente integrazione di “sistemi cyber-fisici” nei processi industriali.

Le prime due “rivoluzioni”, i giovani e i lavoratori di oggi le hanno conosciute nei libri di storia. Le altre invece le hanno vissute, le stanno vivendo o so in procinto di viverle, in questo rimarcando un primato storico: nessuno prima di loro aveva vissuto a cavallo di due rivoluzioni.

E’ già perché si sa: la storia si svolge su un piano inclinato, generando avvenimenti sempre meno distanti nel tempo e nello spazio. E’ avvenuto così che la terza e la quarta rivoluzione industriale si siano manifestate in una dimensione spazio-temporale eccezionalmente concentrata, sfidando le certezze lavorative e professionali di molti.

Questo è un fatto, che rappresenta allo stesso tempo una minaccia ed una opportunità per il progresso economico e sociale del Paese. La rapidità del processo di innovazione tecnologica in atto sta infatti incidendo profondamente sulle politiche industriali, sulle strategie di impresa, sulla organizzazione della produzione di beni e servizi e, quindi, in ultima istanza sul mercato del lavoro, modificando domanda e offerta mestieri dell’oggi e del domani.

Partendo da queste premesse, il dibattito tra gli operatori (al centro dell’ultima edizione pavese di DeMo 2017) deve vedere confrontarsi esponenti della politica, delle istituzioni, dell’imprese, della scuola e della università per ragionare – oltre gli slogan – di un tema tanto cogente quanto delicato quale è appunto quello delle politiche culturali e formative. Si tratta infatti di sostenere sul nostro territorio e quindi anticipare il progresso tecnologico in atto, rendendolo un’opportunità per la crescita e la realizzazione professionale dei singoli e un’occasione di sviluppo regionale.

Altre realtà nazionali e territoriali, in questo, sono già riuscite. L’esperienza di altri Paesi, Germania in testa, già dimostra come l’innovazione tecnologica migliora nel lungo periodo la qualità del lavoro. Un risultato non scontato, ma evidentemente probabile, se esistono condizioni territoriali abilitanti e capacità (lungimiranza) degli attori di policy a vario titolo coinvolti.

Sul primo punto, l’analisi delle condizioni abilitanti, Pavia (grazie ai tavoli di confronto di DeMO) si è interrogata a lungo, cercando di ricostruire un quadro conoscitivo di base delle principali filiere produttive locali, delle tecnologie produttive dominanti e, quindi, della loro prossimità e complementarità, passando in rassegna e valutando il potenziale ancora inespresso delle sue istituzioni locali, a partire dalla stessa istituzione universitaria, valutando le dimensioni e le caratteristiche del più generale sistema dei servizi.

Sul secondo punto, ovvero quello della elaborazione di policy, va immediatamente lanciato il guanto di sfida per una politica di sviluppo locale che punti ad aumentare il grado di attrattività dei talenti da parte del territorio pavese e del Sud Lombardia, così da aumentare la capacità espressa dal territorio di produrre beni e servizi innovativi attraverso l’uso di metodiche e tecnologie avanzate.

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